ERIK SATIE
ricerca, mostre, opere

Un percorso di ricerca sviluppato da Riccardo Toccacielo su Erik Satie tra arte, ascolto e paesaggio sonoro, culminato nella mostra Intorno a Satie e in una serie di opere dedicate al compositore.

Dal 2009, la figura di Erik Satie occupa un ruolo centrale nella mia ricerca, come riferimento per l’esplorazione della consapevolezza acustica e del paesaggio sonoro. Questo percorso si sviluppa tra ricerca accademica, arte e formazione personale, in dialogo con le riflessioni di Murray Schafer e Steven Feld. In questa prospettiva, il suono non è solo esperienza estetica, ma pratica percettiva che ridefinisce il rapporto con l’ambiente e con l’ascolto. Come ricorda John Cage, «non si tratta di sapere se Satie è valido. Egli è indispensabile».

Riccardo Toccacielo


«Quando qualcuno domandava a Rossini chi fosse il musicista più grande, lui rispondeva: “Beethoven”. E quando gli si obiettava: “E Mozart?”, lui rispondeva: “Voi mi avete domandato chi fosse il più grande, non chi fosse unico”. Se qualcuno mi interrogasse sulla nostra epoca, risponderei senza esitazione che i più grandi sono stati Debussy e Stravinsky. E aggiungerei subito: “Ma Satie è unico”».

Jean Cocteau


La mostra Intorno a Satie

Dal 14 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017, presso il Museo Civico di Palazzo della Penna a Perugia, si è tenuta la mostra Intorno a Satie, un omaggio creativo in occasione dei 150 anni dalla nascita di Erik Satie. Questa retrospettiva, la più importante mai realizzata in Italia sul compositore francese, ha rappresentato il culmine di anni di studio, ricerca e creazione artistica a lui dedicati.

L’esposizione ha offerto al pubblico un’esperienza immersiva, attraversando la vita, le opere e l’immaginario di Satie, un artista che per primo ha messo in relazione musica, letteratura, danza, esoterismo e arti visive. Il percorso storico-artistico ha evidenziato il dialogo con figure come Duchamp, Man Ray, Milhaud, Cocteau e Picasso, e il modo in cui Satie ha attraversato e anticipato molte delle principali correnti del XX secolo, dal Cubismo al Futurismo, dal Dadaismo al Minimalismo, fino all’Arte concettuale e alla Sound art.

Accanto alle installazioni, curate personalmente, la mostra ha incluso incontri, reading, laboratori e concerti, articolando un programma ampio e trasversale. Intorno a Satie è stata inaugurata mercoledì 14 dicembre presso il Salone d’Apollo di Palazzo della Penna, con il concerto Musique d’Ameublement (Satie et ses amis), a cura della Fondazione Perugia Musica Classica Onlus, con Antonio Ballista al pianoforte e Lorna Windsor soprano.


«Il tempo di Satie non è legato a date precise e, a dispetto di molti, continua ancora. Il mondo di Satie è suscettibile di riformarsi continuamente, non appena un certo numero di persone, che condividono un determinato punto di vista, si incontrano».

Ornella Volta


Biografia e introduzione alle opere esposte

Biografia e introduzione alle opere esposte

Eric Alfred-Leslie Satie, con la “k” finale di Erik come personale omaggio alla madre scozzese, nacque a Honfleur, in Normandia, il 17 maggio 1866. Di origine scozzese da parte materna, manifestò fin da subito una forte originalità e un marcato anticonformismo. I suoi insegnanti al Conservatorio di Parigi lo ricordano come «dotato ma indolente» e «lo studente più pigro del Conservatorio», fino alla sua espulsione.

Negli anni Ottanta dell’Ottocento si trasferì a Montmartre, iniziando a frequentare il cabaret Le Chat Noir, dove si presentò a Rodolphe Salis con la formula: «Erik Satie, gymnopédiste». In questo contesto nacquero le celebri Gymnopédies (1888), opere che restituiscono una malinconia essenziale e una scrittura musicale rarefatta, destinata a definire il suo linguaggio.

La frequentazione dei caffè letterari e delle librerie esoteriche, dove veniva soprannominato «Esoterik Satie», contribuì allo sviluppo di una visione della musica attraversata da tensioni simboliche e spirituali, alimentata dall’interesse per il Medioevo e dal coinvolgimento con l’Ordine Cabalistico dei Rosa Croce, guidato da Joséphin Péladan. Satie mantenne tuttavia sempre una posizione autonoma e critica rispetto a queste esperienze, evitando ogni adesione definitiva a sistemi precostituiti..


«L’esoterismo di Satie, però sfugge ai canoni tradizionali come qualunque altra cosa riguardi questo singolare musicista. Satie poteva accettare riti, regole, etichette semplicemente perché non se ne sentiva assolutamente condizionato. La sua arma contro qualunque normalizzazione era una inossidabile ironia».

Tiziana Gazzini


Esoterik!
Satie e l’esoterismo

La frequentazione dei caffè letterari e delle librerie esoteriche, dove era soprannominato «Esoterik Satie», contribuì allo sviluppo di una visione della musica attraversata da tensioni simboliche e spirituali, alimentata dall’interesse per il Medioevo e dal coinvolgimento con l’Ordine Cabalistico dei Rosa Croce, guidato da Joséphin Péladan. Satie mantenne tuttavia una posizione autonoma e critica rispetto a queste influenze. In una lettera pubblica interruppe i rapporti con Péladan e con l’Ordine, dichiarando: «Se devo essere discepolo di qualcuno, credo di poter dire che lo sono esclusivamente di me stesso».

Rifiutando ogni schema preordinato, decise di fondare una propria chiesa, l’Église Métropolitaine d’Art de Jésus Conducteur (1893), una costruzione personale di cui fu l’unico adepto. Si inviava inviti alle funzioni, componeva cartoline per se stesso e disegnava gli abiti da indossare come sacerdote di questa congregazione immaginaria. La doppia croce ne costituiva il simbolo, mentre un “cartulario” raccoglieva editti e scomuniche, spesso formulati in chiave critica e satirica nei confronti della società e della cultura del tempo. In questo contesto compose la Messe des Pauvres (1895), opera che riflette il carattere austero e sacrale di questa esperienza.

L’opera che ho realizzato, Esoterik (legno e plexiglass, 350 × 90 × 80 cm, 2011), si configura come un offertorio pienamente funzionante, che richiama questa dimensione meno conosciuta della vita di Satie. Attraverso l’uso di simboli, come la doppia croce, e di materiali essenziali, il lavoro restituisce una tensione tra costruzione rituale e immaginazione individuale, evocando il rapporto tra spiritualità, ironia e autonomia che attraversa il suo pensiero.

Satie, Debussy e Stravinskij

L’incontro con Claude Debussy, avvenuto nel 1892, fu un passaggio decisivo per Satie. Tra i due si instaurò un rapporto profondo, fondato su stima e confronto, che segnò una fase importante del loro percorso artistico. Debussy descrisse Satie come «un musicista medievale e dolce, smarritosi nel nostro secolo».

Pur seguendo direzioni spesso divergenti, Debussy orchestrò due delle Gymnopédies, gesto che testimonia una relazione fatta di attenzione reciproca e riconoscimento. Nel tempo, tuttavia, il rapporto si incrinò, in particolare dopo le critiche mosse da Debussy alla presunta mancanza di forma nelle composizioni di Satie. A queste osservazioni Satie rispose con l’ironica Trois Morceaux en forme de Poire, riaffermando la propria posizione con una sottile strategia di spostamento e parodia.


«Debussy mi invitava spesso a casa sua e un giorno vi incontrai Erik Satie, che già conoscevo di nome. Mi piacque sin dal primo istante. Era un becco fino, pieno di astuzia e intelligentemente cattivo. Ho voluto molto bene a quel vecchietto malvagio. Anche dopo la notorietà in Satie nulla cambiò: egli restò sempre “un maestro di scuola”, ironico, malizioso, intelligente, ma invisibile ed inavvicinabile per coloro che cercavano di cogliere il suo vero modo di essere. La sua morte mi coinvolse moltissimo. Alla fine della vita si era convertito grazie a Maritain ed aveva iniziato a fare la comunione. Una mattina lo vidi in chiesa e mi disse, nella sua maniera molto particolare: “J’ai un peu communiqué ce matin”. Tutto ad un tratto si ammalò e morì così velocemente ed in silenzio»

Igor Stravinskij


Vexations

«Per suonare a se stessi 840 volte di seguito questo motivo, sarà bene prepararsi previamente, e nel massimo silenzio, con delle serie immobilità».

Erik Satie

Composte nel 1893, le Vexations di Erik Satie costituiscono un’opera enigmatica che esplora l’ipnotismo musicale attraverso la ripetizione. Considerato uno dei primi esempi di scrittura musicale iterativa, il brano prevede 840 ripetizioni di un frammento melodico dissonante, articolato in quattro parti. La melodia, costruita su undici note della scala cromatica, è accompagnata da una sequenza di armonizzazioni che genera un ciclo potenzialmente esteso dalle 15 alle 20 ore, in relazione alla velocità esecutiva. Questa composizione anticipa di decenni le sperimentazioni di autori come Philip Glass e Steve Reich, configurandosi come una soglia significativa nella ridefinizione del tempo musicale nel XX secolo.

Vexations

(2011, 135 × 100 × 10 cm, legno e diffusori)

La mia interpretazione di Vexations si concretizza in un quadro sonoro composto da 840 diffusori acustici, in relazione diretta alla struttura reiterativa dell’opera di Satie.

Gli 840 diffusori, da 1,5 watt ciascuno, non producono un’emissione sonora concentrata, ma generano un campo acustico diffuso che avvolge lo spettatore, trasformando l’ascolto in un’esperienza immersiva e non direzionale. L’assenza di un punto focale definito contribuisce a costruire una spazialità sonora uniforme, in cui il suono non è più localizzato ma distribuito, attivando una relazione continua tra percezione acustica e presenza corporea.

In questo senso, il lavoro non si configura come un semplice omaggio, ma come un dispositivo che indaga le relazioni tra suono e spazio, tra percezione acustica e visiva, riconfigurando Vexations come esperienza antropologica e sonora. L’opera apre così una riflessione sulla tensione tra l’arte come oggetto e la sua possibile trasformazione in ambiente percettivo, in cui l’ascolto diventa condizione e pratica dell’esperienza.

John Cage, le Vexations e John Cale

Sebbene scritta nel 1893, Vexations non venne eseguita pubblicamente fino al 1963, quando un gruppo di pianisti, tra cui John Cage, ne realizzò una performance integrale della durata di circa 18 ore.

Dalle 6 del mattino del 9 novembre fino alle 12:40 del giorno seguente, John Cage supervisionò la prima esecuzione completa di Vexations al Pocket Theatre di Manhattan. Il brano, costituito da un unico motivo ripetuto 840 volte, si sviluppò per un totale di 18 ore e 40 minuti. Dodici pianisti — tra cui John Cale, prima dei Velvet Underground, MacRae Cook, Philip Corner, David Del Tredici, Viola Farber, James Tenney, David Tudor, Christian Wolff e Robert Wood — si alternarono al pianoforte, affiancati dai sostituti Howard Klein, Joshua Rifkin e dallo stesso Cage. Anche i critici del New York Times parteciparono a rotazione all’esecuzione. Erano inoltre previsti premi per gli spettatori che avessero resistito più a lungo.

Pur avendo pianificato con precisione ogni aspetto dell’evento, Cage non aveva previsto l’impatto che un’esperienza di tale durata avrebbe prodotto su chi vi prendeva parte integralmente: solo coloro che rimasero fino alla fine poterono misurare concretamente la distanza tra l’idea dell’opera e la sua effettiva esperienza.

«Per interessarsi a Satie occorre cominciare non avendo interessi, accettare che un uomo sia un uomo, lasciar perdere le nostre illusioni sull'idea di ordine, di espressione dei sentimenti e tutti gli imbonimenti estetici di cui siamo gli eredi. Non si tratta di sapere se Satie è valido. Egli è indispensabile».

John Cage